Avetrana, la benedizione del grano ed i cavalli che danzano

0
2092

Ad Avetrana vi è una tradizione che oggi vi voglio raccontare. Avetrana, famosa più per lo Zio Michele, che per le sue tradizioni, alla metà di giugno ricorda la festività di S. Antonio da Padova, co-patrono del paese. Alla festa è legata un’antica tradizione che è quella della benedizione dei covoni di grano e del cavallo danzante. La festa, organizzata da un comitato facente capo alla Parrocchia “Sacro Cuore”, ha il suo fulcro nella processione pomeridiana cui segue la Messa celebrata all’aperto, al termine della quale ha luogo la benedizione e distribuzione dei pani, i cosiddetti “pupi di sant’antonio”. Da alcuni anni inoltre è stata ripresa la tradizione di abbellire le vie centrali con le sfarzose luminarie e con concerti musicali e bandistici come tradizione popolare vuole in terra d’Otranto. Le tradizioni fanno parte della storia di ogni paese e hanno il privilegio di far rivivere le antiche manifestazioni civico-religiose del passato. Nel corso dell’anno, trovano riproposizione alcune particolari tradizioni le cui origini si perdono nella notte dei tempi, altre invece sono state introdotte soltanto di recente.

La devozione per il santo dei miracoli, uno dei più venerati, si manifesta con una processione forse unica nel suo genere, quella di Avetrana, con ben trenta carretti trainati da cavalli, colmi di covoni di grano appena mietuto e addobbati con altarini e con immagini sacre del santo. La statua, portata in processione, è issata sull’ultimo dei carri dalle grandi ruote di legno. La processione dei carri in onore di San Antonio è ogni anno più suggestiva e affascinante. Le origini risalgono probabilmente, all’inizio del secolo scorso. Era una forma di ringraziamento rivolta al santo, che aveva consentito un raccolto abbondante di grano. I più anziani ricordano come, con regolarità, i contadini, terminata la mietitura, si recassero presso la parrocchia per donare una parte del loro prezioso raccolto. Tradizione che è andata via via perdendosi, per poi essere rispolverata e rilanciata in grande stile nel 2006, dal parroco don Dario De Stefano. Si ricominciò con pochi carri, ma, anno dopo anno, questa processione ha contagiato non solo tutti gli avetranesi, ma anche i devoti del santo dei paesi limitrofi. Tutto è curato nei minimi particolari. La processione è aperta da bambini che indossano una umile tunica di tela, seguiti da donne con abiti tipici delle contadine di qualche decennio fa, un centinaio di figuranti, che, dopo aver attraversato il paese, raggiungono lo stadio, dove, davanti una tribuna colma di gente, avviene l’esibizione non solo i carri agghindati a festa, ma anche dei cavalli ammaestrati da Angelo Macripò, che ballano la pizzica e il flamenco.

Lo spettacolo dei cavalli danzanti è per ricordare il famoso miracolo della Giumenta a Rimini. Qui il santo patavino, ma che comunque era di Lisbona in Portogallo ed il suo nome di battesimo era Fernando, cercava di convertire un eretico e la disputa si era incentrata intorno al sacramento dell’Eucarestia, ossia sulla reale presenza di Gesù nel pane eucaristico. L’eretico, di nome Bonvillo, lanciò la sfida ad Antonio affermando: Se tu, Antonio, riuscirai a provare con un miracolo che nella Comunione dei credenti c’è, per quanto velato, il vero corpo di Cristo, io abiurata ogni eresia, sottometterò senza indugio la mia testa alla fede cattolica. S. Antonio accettò la sfida perché convinto di ottenere dal Signore ogni cosa per la conversione dell’eretico. Allora Bonvillo, invitando con la mano a far silenzio disse: Io terrò chiuso la mio giumenta per tre giorni privandolo del cibo. Passati i tre giorni, lo tirerò fuori alla presenza del popolo, gli mostrerò la biada pronta. Tu intanto gli starai di contro con quello che affermi essere il corpo di Cristo. Se l’animale pur affamato rifiuterà la biada e adorerà il tuo Dio io crederò sinceramente alla fede della Chiesa. Antonio pregò e digiunò per tutti i tre giorni. Nel giorno stabilito la piazza era ricolma, ad attendere la sfida, S. Antonio celebrò la messa davanti alla folla numerosa e poi con somma riverenza portò il corpo del Signore davanti alla giumenta affamata che era stata portata nella piazza. Contemporaneamente l’eretico gli mostrava la biada. Antonio impose il silenzio e comandò all’animale: In virtù ed in nome del Creatore, che io, per quanto ne sia indegno, tengo tra le mani, ti dico, o animale e ti ordino di avvicinarti prontamente con umiltà e prestargli la dovuta venerazione, affinché i malvagi eretici apprendano chiaramente da tale gesto che ogni creatura è soggetta al suo Creatore. La giumenta rifiutò il foraggio, chinando e abbassando la testa fino ai garretti, si accostò e si inginocchiò davanti al sacramento del corpo di Cristo in segno di adorazione. Vedendo l’accaduto, tutti i presenti compresi gli eretici e Bonvillo si inginocchiarono adoranti. Lo spettacolo dei cavalli danzanti da non perdere assolutamente, perchè risulta uno spettacolo gradevole ed accattivante, dove animale ed uomo ballano ritmi ancestrali, come nell’ultima occasione in cui i cavalli si sono esibiti nella tradizionale ballata salentina, la pizzica, anche loro al ritmo del tamburello, si sono sentiti pizzicati dal morso di questa terra. Infine la ciliegina sulla torta i fuochi piro-musicali, che hanno acceso l’aria di colori, illuminando il cielo sopra lo stadio a ritmo di Rock, squarciando il buio della notte.

Raimondo Rodia