Angela ci racconta la sua rinascita come donna e come professionista.

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La rinascita di Angela

Un giorno in un gruppo di cui faccio parte su Facebook, pongo una domanda a tutti i membri: chiedo quale sia stato il giorno che ha cambiato la loro la vita. Tra tantissime risposte mi colpiscono alcune più delle altre, per la loro particolarità. Per giorni ripenso, infatti, ad un commento in preciso, quello di una donna che dopo la separazione, con i figli ormai grandi, anzichè compiangersi e vivere di assegni di mantenimento, diventa avvocato….

Dopo poche settimane decido di lanciare la mia rubrica rosa, cercando donne con una forte storia da raccontare, che possa servire da esempio alle altre o, quanto che possa insegnare qualcosa ed è allora che mi metto alla ricerca di quel commento, contattandone la proprietaria. Angela (nome di fantasia), con una grande disponibilità, accetta di buon grado di condividere la sua esperienza fatta di dolore ma anche di forza e caparbietà, decidendo di restare, però nell’anonimato.
Questo è il testo che mi manda per mail e che mi ha trasmesso subito tutta la sensibilità, empatia e voglia di rinascita di questa grande donna.

<<Ho letto da qualche parte “ Mi hanno sepolto ma quello che non sanno è che io sono un seme”. Ecco, la mia Vita si può riassumere in questa frase.
Per poter meglio comprendere il profondo senso della mia “rinascita”, è necessario una breve incursione nella mia vita precedente.
Conosco colui che sarà mio marito a 13 anni, lui 16. Ai miei 16 anni ci fidanziamo “in casa”, con tutte le conseguenze dei fidanzamenti del Sud di trent’anni fa: poche uscite e solo con madre o fratelli. Mio padre era morto giovane quando io avevo 15 anni e mi legai profondamente a questo ragazzo, il bulletto del paese, così lontano dalla mia educazione e dal mio perbenismo, era però l’unica figura maschile di riferimento e divenne il mio eroe. Andò all’Università e divenne architetto.

Nel frattempo io dovetti ripiegare a studiare
giurisprudenza ma il mio sogno, morto ancora prima di nascere, era diventare Medico legale, ma l’Università era a Napoli, lontana dal mio paese e comunque era impensabile stare nella stessa città del mio fidanzato! ( Mia madre credo già ipotizzasse festini a base di sesso, droga e rock and roll).
Ovviamente io non sono stata la classica studentessa universitaria: studiavo e davo gli esami nel tempo libero, perché la maggior parte del mio tempo era assorbito dai mestieri di casa e dall’accudire i miei fratelli che comunque erano più piccoli di me. Sottovalutata e sottostimata anche da me stessa, trascorrevo passivamente la mia vita, in attesa del Matrimonio che mi avrebbe liberato da una vita grama. Oh certo, avevo i miei interessi: lettura, coro parrocchiale e uncinetto: a 20 anni sembravo un’anziana nonnetta.

A 28 anni e a 4 esami dalla laurea, nel 1997, ci sposiamo: evento memorabile poiché entrambi ben inseriti nel tessuto sociale (embè io frequentavo accanitamente la Chiesa, centro nevralgico di numerosi rapporti sociali e quindi inserita in tutte le manifestazioni). Iniziamo la nostra vita, finalmente liberi di amarci come meglio volevamo: dopo un inizio economico stentato, troviamo una nostra dimensione e allora vacanze bianche e crociere praticamente ogni anno. Lui mi diceva: “ Non lavorare, tanto ci penso io” ed io ero troppo  contenta di renderlo felice preparandogli i suoi manicaretti preferiti e organizzare pranzi di famiglia e cene dove vantarmi di come fosse venuto bene l’arrosto alla birra o la torta ricotta e pere (!).

Ben presto mi accorsi che qualcosa non andava: non riuscivo a rimanere incinta, nonostante cercassimo la gravidanza dal primo giorno di matrimonio e iniziai la lunga trafila dei controlli. Contemporaneamente sostenevo gli ultimi esami ma al penultimo, procedura civile, il dottore mi disse che avrei dovuto fare una scelta: i figli o la laurea poiché lo stress dello studio rendeva difficile il concepimento. Beh le priorità cambiano improvvisamente e l’orologio biologico ticchettava furiosamente ed iniziai le cure del caso, lasciando l’Università.

Nel 2000, dopo una via crucis durata tre anni e una fecondazione assistita, finalmente aspettiamo un bambino, anzi no, tre bambini!!! Ad un mese e mezzo, con la minaccia di aborto, perdo un gemellino, ma gli altri due crescono bene e forti. Il periodo della gravidanza è stato il più bello di tutti: coccolata, amata e viziata e ancora di più perchè erano due maschietti! Nascono i pargoli, che oggi sono due giovani di 16 anni e il mondo ruota intorno a loro: c’è da aggiungere che io non guidavo quindi ero relegata in casa, ma non credevo neanche di esserne capace.

Iniziano l’asilo e io incomincio ad essere stanca di pappe, pannolini e lettura di ricette: avanzo l’idea di laurearmi. Stranamente lui acconsente, pregustando già, ma questo lo capisco con il senno di poi, le giornatine libere. In un impeto di orgoglio, ma soprattutto per sfida al mio ex che aveva detto “ se riesci a prenderti la patente, ti compro la macchina” mi prendo la patente ( mai sfidarmi!). Ed inizio contemporaneamente a preparare l’ultimo esame, procedura penale, e la tesi in storia del diritto italiano, una tesi sperimentale che mi porta almeno per tre giorni alla settimana ad andare all’archivio di stato e studiare i protocolli notarili del 1600. Fu un periodo di grande libertà: assaporavo la gioia di guidare e soprattutto finalmente frequentare l’Università come tutti….giornate intere in biblioteca ma alle 16 già a casa per i bambini che uscivano da scuola. Aggiungo che non sono mai andata lontana da casa senza aver prima preparato da mangiare per mio marito, il quale alle 13 precise voleva il piatto a tavola.

Sostengo l’esame nel 2006, studio incessante dalle 4 di mattina fino alla sveglia dei bimbi e poi, dopo averli accompagnati a scuola e spicciato casa, riprendevo lo studio fino alle 4 del pomeriggio. Arrivo stremata all’esame ma ce la faccio e scoppio in un pianto liberatorio. Ci vogliono altri tre anni per laurearmi ma alla fine, mi laureo a 40 anni precisi. Anche però in questo caso, mio marito mi consiglia di preparare dei concorsi che comunque se vinti mi avrebbero portato lontano da casa. Lo vedo nervoso, geloso dei miei contatti fb, e non mi capacito del suo comportamento: d’altra parte non gli ho mai dato adito a facili gelosie, per me non esisteva uomo, gli altri avevano il sesso degli angeli. Nel luglio del 2010, dopo un anno faticoso emotivamente, scopro l’amara verità e nel modo più sconvolgente possibile: l’altra ci ferma con la macchina
una sera che ci stavamo recando a mangiare una pizza in compagnia di amici e lì scopro la sua relazione adulterina. Ho un grave crollo nervoso, ripetevo come un mantra che non lo meritavo, ma ancora con il fermo proposito di salvare il matrimonio: lo perdono, ma il vaso ormai è rotto e scopro quasi subito che lui ha ripreso la relazione.

Passano tre mesi in cui spero che rinsavisca e che capisca quanto sia meravigliosa la sua famiglia; non auguro a nessuno, neanche alla mia peggior nemica, di dormire accanto ad un uomo che sai
che non ti vuole più. Ottobre 2010, su suggerimento di un amico che gli avevo messo alle costole, lo trovo a casa di lei e lì gli impongo di non tornare più a casa e di venire a prendere le sue cose che gli faccio trovare sull’orto ( anche nel fare le valige gli metto le canottiere nuove, per non fargli fare brutta figura ahhhh).
3.10.2010 inizia la mia nuova vita. 3.11.2010 inizio la pratica forense. Un anno di depressione che si manifesta in forma subdola: non cucino, abbandono la casa alla polvere ma soprattutto abbandono emotivamente i miei figli. Poi un giorno mi alzo e decido che quella che si piange addosso per un fallimento non sono io, io sono solare, il mio carattere non me lo permette, i miei figli non me lo permettono, e mi trovo di fronte ad una scelta: vendicarmi come fanno
tutte le donne separate colpendolo nel portafoglio o incanalare le energie nel fare qualcosa per me ed i ragazzi? Decido che lui non merita neanche più una lacrima e mi immergo totalmente nel lavoro: inizio la pratica forense presso lo studio di un avvocato matrimonialista e decido che quella sarà la mia strada.

E’ stato  lungo, faticoso, a volte volevo lasciare perchè sopraffatta da mille problemi quotidiani e soprattutto economici, ma ho tenuto duro. Ho cambiato studio ma non la materia e finalmente dopo quattro tentativi di superare l’Esame di Abilitazione, quest’anno ce l’ho fatta, con grande gioia di tutti i miei amici, colleghi e non, che nel corso di questi anni mi sono stati vicini, e soprattutto alla mia famiglia: mia madre non mi ha
abbandonata mai, cucinando per me e i ragazzi quand’ero troppo distrutta anche solo per accendere il fornello.

Alle mie assistite, non clienti ma assistite, consiglio sempre di procedere con una separazione consensuale, la guerra fa male soprattutto ai figli e a loro: un viso rancoroso è brutto anche a vedersi! Ma laddove capisco che la separazione può essere evitata, perché basata su incomprensioni o posizioni che appaiono inconciliabili, parlo con loro come se non ci fosse un domani e sto lì a sentire i loro sfoghi, a rispondere alle loro domande, a indirizzarle per il meglio. Questo lavoro sicuramente, per come lo concepisco io, non mi  renderà ricca, ma sicuramente mi renderà LIBERA.
Quel seme è cresciuto, è diventata una splendida pianta, forte e robusta, sempre e comunque rivolta verso ilsole….>>
Angela T. (Avvocato)

D: Angela, chi è la persona che più ti è stata accanto, quella che maggiormente ha raccolto i tuoi sfoghi, incoraggiandoti e spronandoti?

R: Ho iniziato subito a fare pratica come avvocato, per cui facevo lunghe trasferte assieme ad un amico dello studio, a cui davo un passaggio, per recarmi con lui fino al tribunale di un paesino del Cilento. Tutti i giorni, durante il tragitto in macchina, che durava circa un’ora all’andata e un’ora al ritorno, lui raccoglieva questi miei sfoghi, mettendomi completamente a mio agio. Era come un terzo fratello per me: mentre i miei erano sposati e quindi impegnati tra lavoro e famiglia, lui, che aveva più tempo, diventò presto il mio amico del cuore, una persona su cui contare e di cui potersi fidare, sempre disponibile.Ancora oggi è il mio più intimo confidente, quello che mi conosce davvero in profondità.

D: Rimpiangi mai gli anni dell’adolescenza e le varie esperienze che, probabilmente, un fidanzamento così precoce e ufficiale, ti ha precluso?

R: Rimpiango tantissime cose: ad esempio il non essermi potuta incontrare con le amiche, neppure per una semplice pizza, il non esser andata alle varie gite scolastiche e via dicendo. Non ho fatto molto, forse nulla, però sarei bugiarda se dicessi di non aver vissuto un bel periodo, una bella adolescenza. Anzi, ero ugualmente felice.

D: Deve essere stato davvero frustrante aver donato i tuoi anni migliori e rimandato più volte il tuo sogno di laurearti in Legge per un uomo che poi, ha tradito la tua fiducia….
R :Si, per questo poi il tradimento è stato come un fulmine a ciel sereno: pensavo lui fosse felice con me…
Una volta un giudice mi disse che il matrimonio è come un cinema multisala: spesso ognuno di noi vede un film diverso, il film che preferisce. Proprio per questo il consiglio che do alle ragazze, alle mie nipoti anche, è quello di realizzarsi innanzitutto, rendersi economicamente indipendenti per poi metter su famiglia. Consiglio vivamente loro di pensare prima a sè stesse, a costruirsi una grande autostima, per imparare a bastarsi e a contare sulle solo proprie forze, senza appoggiarsi agli altri poi, se si trova l’amore, lungo questo percorso, ben venga. Molte donne, come è capitato a me, fanno l’errore di affidarsi completamente ad un uomo che possa provvedere a tutti i suoi bisogni. Tutto ciò accadeva 30 anni fa e, soprattutto nella mia realtà del sud Italia, era impensabile che una donna potesse pensare alla propria carriera, a realizzarsi come donna, magari in una città lontana da casa, tutta sola, come accade normalmente oggigiorno.

D: Pensi che la tua voglia di indipendenza e il tuo voler diventare avvocato, nonostante ti prodigassi tanto per la tua famiglia, abbia contribuito alla fine del tuo matrimonio?

R: No, perchè questa mia ambizione non la facevo minimamente pesare in casa. Avrei continuato tranquillamente la mia vita familiare, mettendo figli e marito sempre al primo posto. Infatti è stato solo dopo la mia separazione che ho dato il massimo concentrandomi sulla mia carriera: discutevo con giudici, difendevo le mie assistite, mi adoperavo per cause pro bono e quant’altro. Soltanto dopo la fine del mio matrimonio potevo fare tutto questo, avendo più tempo a disposizione e ne approfittai, perchè non volevo mancare quest’occasione che la vita mi stava presentando. Avrei benissimo potuto vivere di assegni di mantenimento, ma non sarebbe stato da me. Sono piuttosto convinta che nulla accada per caso, probabilmente la separazione è servita affinchè diventassi la persona che sono oggi. Con una vita familiare intensa, non avrei potuto dedicarmi completamente al mio lavoro e alle diverse pratiche che mi hanno impegnata pomeriggi interi, specialmente con un marito come il mio, il classico uomo d’altri tempi, abituato ad esser servito e riverito, con una casa sempre linda e i panni lavati e puntualmente stirati.

D: Vivendo in una piccola realtà del Cilento, questa tua separazione e poi realizzazione personale ha suscitato più ammirazione o critiche?

R: Nel mio paesino non mi sono mai sentita giudicata, fortunatamente. Sono stata anzi ammirata e anche un po’ invidiata in virtù della forza che avevo avuto nel chiudere una relazione a cui molte persone, per mantenere una bella facciata, non riescono a mettere la parola “fine”: conosco tante coppie che vivono da separati in casa, vivendo di ipocrisia e false apparenze, pur di nascondere incresciose situazioni. Mi sono sentita voluta bene dai miei compaesani che, in occasione del superamento degli esami di abilitazione per la mia professione di avvocato, mi hanno organizzato una bellissima festa a sorpresa. Ne sono stata felicissima!

Ringrazio tantissimo Angela ricordandovi di realizzare sempre i vostri sogni e guardare sempre avanti, anche quando la vita ci presenta prove e situazioni difficili……perchè spesso la fine è solo l’inizio, l’inizio di qualcosa di più bello.

L’indirizzo e-mail cui potete mandare le vostre testimonianze è giorgialinho@libero.it

A giovedì 23 novembre!!!!