Alla scoperta di Berlino, dove l’arte è di strada

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Berlino è sempre stata una città votata all’arte, alla creatività e alle sperimentazioni. Tutti coloro che vogliono sperimentare in ambito artistico finiscono spesso per fare i conti con Berlino.

La scena “Street” poi è molto legata a questa città. Non è un caso quindi che proprio qui sorga il primo museo al mondo dedicato alla street art.

Si tratta di Urban Nation, nato proprio questo autunno, museo unico nel suo genere, che possiede anche una biblioteca dedicata dall’arte urbana, donata da Martha Cooper, fotografa americana che, negli Anni 70, ha documentato la nascita di questa discussa arte che ha colorato i muri delle città negli ultimi 40 anni, spesso valorizzando aree in abbandono. Importante non confondere mai la Street art con gli atti di vandalismo che deturpano monumenti e palazzi.

 L’idea e l’iniziativa nascono per merito di un’associazione che porta lo stesso nome del museo e diretta da Yasha Young e Christopher Vorwerk.
 

L’associazione da qualche anno invita a Berlino street artist da tutto il mondo per metterli in connessione con il tessuto urbano della città, offrendo loro muri ampi e liberi da dipingere.

Uban Nation ha sede nel quartiere di Schöneberg ed è bel collegato alla galleria d’arte all’aperto fra Nollendorfplatz e Frobenstrasse, e la sua collezione permanente è il frutto di anni di contributi di artisti cha hanno partecipato ai progetti dell’associazione.

Tra questi un ruolo importante lo ha, come scritto sopra, Martha Cooper. La fotografa ha donato all’associazione ben 5000 libri, pubblicazioni e oggetti inerenti alla street art che ha immortalato in tutto il mondo negli scorsi decenni.

Il museo punta ad essere uno dei tanti poli di attrazione berlinesi e si propone come un qualcosa in continua evoluzione,  non statico ma work in progress.

Dunque un museo di grande fascino e destinato a crescere negli anni.  Il legame con la fotografia è importante, se non basilare, come ha affermato Martha Cooper:

“Cosa ha salvato e salverà la street art? La fotografia”. 

E cosi la celebre fotografa, mentre lavorava come reporter per il Post negli anni 70 e 80, ha raccontato con i suoi scatti come è nata quest’arte che trae forza e spirito dal tessuto urbano, dalle sue storie, leggende, conflitti sociali, mode.

Martha capì l’impatto che il graffitismo avrebbe avuto sull’arte e sulla società negli anni, ma allo stesso tempo con le sue foto, ne smascherò i punti deboli legati al fatto che le città cambiano, si trasformano di continuo, cancellando tanti “muri” e segni del tempo. Questo è il motivo per cui la fotografia diventa importante.

Un museo originale dunque, con una biblioteca a tema inserita all’interno. Il nome scelto sarà Martha Cooper Library e sarà uno spazio aperto per gli addetti ai lavori ma anche per il pubblico.

Nei prossimi anni il patrimonio, vista la dinamicità del museo, è destinato a crescere con il contributo artistico di tanti altri. Si tratta di una galleria a cielo aperto che comprende anche l’area circostante per un totale di 50 installazioni sparse per la città di Berlino.

Attualmente l’Urban Nation, che ha il suo fulcro in un palazzo dell’epoca di Wilhelminian, è sviluppato su cinque livelli che comprendono opere di street art, tra cui graffiti, stencil ed installazioni.

Le opere presenti sono di importanti artisti del genere come Shepard Fairey e The Police of London. Yasha Young, curatrice del museo, ha scelto 150 pezzi di street art provenienti da varie parti del mondo, presentandoli all’inaugurazione di due mesi fa.

A differenza di un museo classico, all’Urban Nation l’architettura e le superfici esterne dell’edificio diventano telai, che rendono il palazzo stesso un’opera d’arte in continuo cambiamento. Le facciate dell’edificio sono pannelli dinamici che vengono esposti per un certo periodo fino a che non sono sostituiti da nuove opere. A quel punto vengono trasferiti nella collezione permanente del museo.

L’interno del museo si presenta come un’opera d’arte con il pavimento asfaltato che dall’esterno entra all’interno della struttura in una galleria di collegamento dei primi piani. Così la strada entra nel museo. Poi c’è la passerella nei primi due piani che permette di ammirare le opere esposte ad una distanza diversa.

Ma Berlino ha una vocazione artistica infinita e allora ad arricchire l’offerta artistica e creativa della capitale tedesca ci pensa anche la festa delle luci, che anche quest’anno ha dato spettacolo colorando una città che nell’immaginario collettivo è considerata grigia.

Il Festival di Berlino è uno dei festival d’illuminazione più grandi al mondo. Si svolge ad ottobre per una dozzina di giorni. In questi giorni 
I punti di riferimento più famosi di Berlino e i monumenti sono illuminati di luce spettacolare.

Artisti internazionali e tedeschi, lighting designer e performer si inventano e creano illuminazioni straordinarie, light arte e design creativo. Il festival poi è accompagnato da numerose manifestazioni culturali a tema luce, che testimoniano la decennale vocazione della città.

Il Festival ha avuto anche quest’anno grande successo suscitando interesse in tutto il mondo.

Il festival è organizzato da Zander & Partner Event-Marketing GmbH, con il direttore Birgit Zander che si è dimostrato per competenza uno dei punti di forza dell’organizzazione.

È così anche qui la città finisce per trasformarsi in un grande spazio espositivo a cielo aperto sullo stesso filo conduttore dell’Urban Nation.

Al centro spesso negli ultimi anni proprio Il “Quartier Potsdamer Platz”, nel cuore di Berlino che è diventata un’attrazione quotidiana per migliaia di visitatori. Qui, è risaputo, dopo il crollo del muro e il ritorno di Berlino come fulcro e capitale teutonica, hanno trovato casa circa 500 compagnie nazionali e internazionali che hanno individuato la propria attività presso il quartiere, dando lavoro ad oltre 10.000 persone.

Così tra proiezioni e mappature di grafiche
e luci dai colori accesi, video 3D e installazioni luminose l’effetto è come sempre sorprendente.

Duomo di Berlino

Dalla torre di Alexanderplatz al Duomo, dalla porta di Brandeburgo al municipio rosso, ogni icona berlinese viene coinvolta nel gioco di luci. Davvero bello e intrigante.

Senza contare che questa città ha sempre avuto due anime, una civile e rispettabile, l’altra viziosa e trasgressiva. Dunque non ci sono barriere e muri a Berlino, non più. Non c’è più una Berlino underground un po’ come nella parte ovest anni 70, ora le varie anime si muovono all’unisono e non creano barriere.

Girare per Berlino oggi è sicuramente una bella esperienza, si rimane spesso un po rapiti, un po affascinati, come quado ci si imbatte nell”Uomo Molecola di Jonathan Borofsky che dal 1999 è il simbolo della città che guarda al futuro. Si tratta di una scultura alta 30 metri che rappresenta l’abbraccio di tre uomini sagomati.

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Metaforicamente rappresenta l’unione dei 3 quartieri berlinesi un tempo divisi dal Muro: Kreuzberg, Alt-Treptow e Friedrichshain. Si trova nei pressi della stazione di Treptower Park.

Uomo molecola

Oppure quando visiti Kreuzberg, quartiere un tempo centro dell’immigrazione turca. Oggi quartiere quasi d’elite con i prezzi delle case schizzati alle stelle. Restano i ristoranti etnici, le librerie vintage e la vitalità culturale.

Altri luoghi particolari a Berlino sono i centri benessere e le Spa innovative come Liquidorm,una grande piscina di acqua salata sotto una cupola, dove ci di rilassa con luci basse e musica elettronica. La struttura è tenuta molto bene, ci sono molte saune dove per regolamento si entra rigorosamente nudi.

A Berlino non hanno problemi di pudore, lo si capisce già dagli spogliatoi: senza parete divisoria tra quello maschile e quello femminile. C’è poi la Stadtbad Neukölln, un vero gioiello architettonico disegnato da Reinhold Kiehl nel 1914 in stile imperiale greco-romano.

Berlino ha poi la caratteristica di essere da sempre bike friendly, bastano due ruote per scoprirla grazie a percorsi ciclabili all’avanguardia e ben strutturati e lunghi ben 620km. Il vantaggio di visitare la capitale teutonica in bici sta anche nel fatto che con questo mezzo si può arrivare ovunque, anche nei luoghi che normalmente i tour non battono.

Parliamo dei quartieri della vecchia Berlino underground e alternativa o dei grandi parchi che questa città possiede, sarà sufficiente avere una buona guida cartacea o elettronica e ne sono state scritte parecchie.

Per non parlare dei tanti libri e film ambientati qui dai tempi di “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, libro icona della Berlino che fu, passando per “Le voci di Berlino” di Mario Fortunato, edito Bompiani in cui l’autore racconta la storia di Berlino incontrando le grandi figure della cultura berlinese. Poi “Berlino non ha muri” di Michele Monina, una guida narrativa completa della città, dall’artigianato alla musica.

Infine Berlino 2.0, un graphic novel di Alberto Madrigal e Mathilde Ramadier in cui indue raccontano con passione cosa vuol dire vivere e lavorare a Berlino ai nostri tempi.

Se si parla di Berlino underground, si parla poi dei suoi locali come il Berghain, club techno in una vecchia centrale elettrica. Qui gli smartphone vengono schermati e fotografare è severamente vietato. Qui per gli amanti del genere si ascolta e balla la miglior musica elettronica del mondo e la selezione all’ingresso è severissima. Oppure lo storico Clarchens Ballhaus, sala da ballo dall’estetica decadente con vecchi specchi enormi e soffitti a stucco, un locale dove si va da decenni, ricco di storia.

Altra zona particolare è Schöneberg, che tra le altre cose è il quartiere gay, riconoscibile dalle tante bandiere arcobaleno a partire dalla stazione della metro di Nollendorfplatz. Un luogo interessante per i suoi Cafè, hotel e luoghi famosi, luogo in cui Cristopher Isherwood scrisse il suo “Addio a Berlino” 

Queste sono solo alcune delle tante scoperte e possibilità che questa città offre.

L.D.

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Foto tratte dal web

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