Alessandra, più forte di prima, racconta la sua battaglia contro il cancro.

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Foto di Alessandra a Venezia

Buon giovedì Amici,
oggi al Salotto Rosa si parla di tumore al seno. Daremo dei numeri, per inquadrare il fenomeno sempre più in crescita, purtroppo in Italia, e forniremo tutte le info necessarie affinchè lo si possa prevenire, diagnosticare in tempo e sconfiggerlo. Perché oggi si puo! Come ci testimonia Alessandra, una delle tante leonesse che ce l’hanno fatta, una donna che vuole dare un senso alla sua sofferenza e alla sua battaglia nel migliore dei modi possibili: condividendole! Buona lettura.

credit: La Repubblica

50.200 numero di nuovi casi di cancro al seno stimati per il 2016 tra le donne

43% percentuale dei casi di cancro al seno tra tutti i casi di cancro tra le donne
nella fascia d’eta` 0- 49 anni

35% percentuale dei casi di cancro al seno tra tutti i casi di cancro tra le donne
nella fascia d’eta` 50-69 anni

21% percentuale dei casi di cancro al seno tra tutti i casi di cancro tra le donne
nella fascia d’eta` 70+

17% percentuale relativa al cancro al seno tra le cause di morte oncologica tra le donne,
la piu` frequente

85,5% sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi tra le donne

20 numero di anni dopo i quali le donne che si sono ammalate di cancro al seno possono considerarsi guarite. Per guarigione nel rapporto di intende il ritorno ad “una attesa di vita paragonabile a quella delle persone non affette da tumore”.

dati dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) relativi all’anno 2016.

Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno, ma ogni momento è quello giusto per approfondire e prevenire questo male così diffuso in Italia. Per info e prenotazioni si può far riferimento al Portale online della Fondazione Veronesi, voluta proprio dall’omonimo oncologo italiano. Qui vi si trovano contatti, indirizzi e centri di c ura specializzati per la lotta al tumore al seno, i controlli e la guida agli esami a cui sottoporsi.

In più vi è l’ Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) , con un piccolo manuale contenente tutte le info sulla neoplasia (sintomi, test casalinghi come l’autopalpazione, esami strumentali in base all’età, stile di vita che aiuta nella prevenzione)
Sul portale istituzionale della LILT (Lega Italiana Lotta contro i Tumori) invece troverete sempre notizie aggiornate sulle ricerche. E’ possibile consultare il sito nastrorosa.it, chiamare il numero verde SOS LILT (800-998877) oppure visitare il sitopinkisgood.it. Durante il mese di ottobre inoltre si effettuano visite senologiche gratuite e controlli clinici strumentali negli ambulatori della LILT in tutta Italia.

Oggigiorno grazie alla ricerca e alla prevenzione è molto più probabile sopravvivere ad un tumore, di qualsiasi natura esso sia, grazie ad una diagnosi precoce e ad una efficace terapia
In Italia, la sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi di un tumore maligno è del 57% fra gli uomini e del 63% fra le donne.

La sopravvivenza è aumentata nel corso del tempo e cambia, migliorando, man mano che ci si allontana dal momento della diagnosi.
È particolarmente elevata la sopravvivenza dopo un quinquennio in tumori frequenti come quello del seno (87%) e della prostata (91%).
Il cancro è ancora la seconda causa di morte (il 30% di tutti i decessi) dopo le malattie cardiovascolari, ma chi sopravvive cinque anni dalla diagnosi ha, per alcuni tumori (testicolo, corpo dell’utero, ma anche melanoma, linfomi di Hodgkin e in misura minore colon-retto), prospettive di sopravvivenza vicine a quelle della popolazione che non ha mai avuto una neoplasia.
In Italia i valori di sopravvivenza sono sostanzialmente in linea con quelli dei Paesi nordeuropei; per molte sedi tumorali i valori di sopravvivenza italiani sono superiori alla media europea.

Il principale fattore di rischio per il tumore al seno è l’età: difatti la curva di incidenza cresce fino alla menopausa, verso i 50 55 anni, per poi abbassarsi e rialzarsi dopo i 60. Questo perché vi è un progressivo deterioramento del DNA sommato alla storia endocrinologica della persona, ossia alla quantità di stimoli ormonali che agiscono sul tessuto mammario.
A concorrere al rischio legato all’età vi sono con l’ereditarietà anche:
• primo menarca precoce
• nulliparità
• prima gravidanza portata a termine dopo i 30 anni
• mancato allattamento al seno
• scarsa attività fisica
• elevato consumo di alcool e di grassi animali
• basso consumo di fibre vegetali
• obesità
• sindrome metabolica
per questo nella prevenzione è importantissimo attuare anche dei piccoli e semplici accorgimenti come il non sottoporre le bambine a esami radiologici non indispensabili, in particolare alla colonna vertebrale, mentre in menopausa è consigliabile evitare somministrazioni ormonali di lungo periodo e ad alto dosaggio.

La prevenzione del tumore alla mammella passa anche dallo stile di vita.
Svolgere attività fisica, seguire una dieta bilanciata, bandire zuccheri e bevande alcoliche, grassi, il fumo attivo e passivo, sono solo degli accorgimenti del vivere sano che possono sicuramente abbassare la possibilità di ammalarsi.
Nella diagnosi precoce abbiamo la famosissima autopalpazione, che si può eseguire da soli, a casa, dai 20 anni in su e da ripetere una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo per non farsi trarre in inganno dall’influenza dei cambiamenti ormonali.
Dopo la menopausa e, in generale, a partire dai 40 anni, l’autopalpazione è uno strumento imprescindibile di prevenzione del tumore al seno e va ripetuta con costanza, ricordando che non è sufficiente ad individuare l’eventuale tumore in tempo e, soprattutto, a partire dai 45/50 anni è necessario abbinare anche regolari screening oncologici e visite specialistiche. Ricordiamo: la visita senologica, gli esami strumentali e i test genetici.

Dopo questa breve introduzione passiamo, come nostro solito, la parola ad una grande donna, una vera guerriera che il cancro l’ha guardato negli occhi e l’ha sconfitto con dignità e tenacia.

Una foto di Alessandra, simbolo della sua vittoria

“Mi chiamo Alessandra, ho 45 anni e la mia storia è iniziata qualche anno fa. Mi sono sposata nel 1994 con un ragazzo che amavo tantissimo col quale 4 anni dopo mi sono trasferita da Napoli a Modena, per motivi di lavoro. Dal nostro rapporto fatto di alti e bassi è nata Elena, oggi 16enne.
Lui è stato un uomo dalla mentalità “giurassica”, secondo la quale il posto di una donna è tra le mura domestiche, mentre quello di un uomo è fuori, dove può coltivare hobby e interessi. Pian piano è sopraggiunta la depressione, mi sentivo in gabbia, come un topo rinchiuso in una scatola, senza via d’uscita, anche perché lui non mi permetteva di richiedere l’ aiuto di familiari e professionisti. Passavano i giorni e mi ritrovavo da sola a combattere questa depressione che aumentava sempre più, fin quando non ho preso la decisione di lasciarlo.

Ho dovuto tirar fuori tutto il coraggio che era in me, forse anche un po’ di incoscienza, non è stato facile. Sono divorziata così da 7 anni e vivo con mia figlia, con la quale ho un rapporto di amore/ odio dovuto al fatto di essere molto simili caratterialmente, e con Davide.
Quando ho lasciato il mio ex marito vivevo a Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, dove per pagare un mutuo, crescere una figlia e andare avanti svolgevo due lavori, ma poiché i soldi non bastavano mai, nelle poche ore libere mi accollavo anche lavoretti extra.

Poi è arrivato il mio attuale compagno, conosciuto su Facebook, tra un commento e l’altro in una pagina del social e adesso siamo più innamorati che mai. È un uomo come pochi: speciale, accorto, gentile, altruista e sensibile. Lui è di Alessandria e, non potendo fare gli innamorati a distanza in eterno, un anno e mezzo fa mi sono trasferita nella sua città, portando con me Elena e il nostro gattone Garfield.

Era inizialmente tutto fantastico, stavo vivendo come in una favola e tutto procedeva secondo i piani, unico neo il lavoro che non riuscivo a trovare, ma riuscivamo ad andare avanti con qualche sacrificio.
Passata l’euforia per la situazione nuova, per la casa da sistemare, io che non ero abituata a stare ferma mai, mi son ritrovata a passare le giornate sul divano davanti alla tv: non conoscevo nessuno lì, non lavorando avevo poche occasioni di uscire di casa e l’angoscia e la depressione si stavano ripresentando. Mi resi conto che così non potevo continuare e decisi di comune accordo con Davide di darmi al volontariato, unendomi alle volontarie del gattile sanitario. Nel frattempo guadagnavo serenità e decisi, con l’aiuto di una magnifica nutrizionista, di perdere peso e togliere precisamente quei 9 chili in più riuscendoci in soli 4 mesi. Questo mi diede molta soddisfazione: ero utile nel mio volontariato e stavo bene con me stessa ed il mio corpo.

L’idillio si infranse dal giorno in cui mi svegliai con un forte dolore al seno sinistro: inizialmente decisi di non dargli peso, pensavo che tutto fosse dovuto alla freddezza, ma sotto insistenza di Davide ne parlai con il medico di base che mi prescisse un’ecografia mammaria, in via preventiva, e da lì mi si è aperto un mondo nuovo, sconosciuto e complesso, fatto di visite, mammografie e biopsie.

Un pomeriggio caldo di fine luglio, il 27 per la precisione, squillò il telefono di casa, dall’ospedale di Milano il chirurgo mi comunicò l’esito della biopsia: CARCINOMA MAMMARIO INFILTRANTE B5
Bella mazzata!!!!
Ricordo di non aver capito più nulla di quella telefonata, solo un grande vuoto, uno sconforto profondo…mille domande… cosa faccio? Cosa ne penso? Cosa dico? Come vivrò? Ma più che altro vivrò?
La paura era immensa ed ora sola a casa. Tutto intorno a me iniziò a perdere senso, nonostante i medici tutti mi incitassero a combattere, perché ce l’avrei fatta, ma era più forte di me, con la mente tornavo a pensare costantemente ad una mia cara amica che solo un anno prima era venuta a mancare, proprio per lo stesso male e a soli 37 anni!

Nel frattempo partii per le vacanze, poi al ritorno avrei pensato a fare la PET, un esame molto invasivo che purtroppo poi, il 16 di agosto mi presentò un’altra brutta sconosciuta: la metastasi, insidiatasi nel fegato.

Io e Davide eravamo disperati, ci accompagnavano terrore e pianti. Lui d’altronde aveva perso la madre 5 anni prima e per la seconda volta si ritrovava ad affrontare un altro cancro e nella peggiore delle ipotesi, la perdita di un’altra persona amata.

Un bel giorno parlammo a quattrocchi, gli chiesi di starmi vicino moralmente e fisicamente , perché purtroppo di lì a poco, non avrei più avuto la forza di sostenere lui, mia figlia e me stessa, pur mettendocela tutta.

I miei genitori non c’erano più e i miei familiari vivevano lontani, non avrei potuto appoggiarmi a nessuno, se non a lui. Così iniziai il faticoso percorso con positività, cercando di non far pesare in casa la mia malattia, mentre fuori mi sforzavo di essere quella di sempre: sorridente, ottimista e coraggiosa, poi una volta tornata nell’ambiente domestico veniva fuori il mio vero turbamento. Ripensavo ai progetti fatti assieme a Davide, ai viaggi che ci eravamo prefissati, alla mia voglia di volermi risposare, di vedere mia figlia crescere, prendere la sua strada…ci sarei stata ancora?

Foto di Alessandra a Venezia

Iniziai a sentirmi davvero malata quando iniziarono a cadermi i capelli, a causa delle chemio e dopo l’applicazione della pic , un sondino venoso, che coprivo con una benda sul braccio.
A quel punto è scattata una molla in me, mi sono rimboccata le maniche e affrontato tutto di petto, come era sempre mio solito fare, forse anche troppo, pretendendo da me e dal mio corpo di fare le cose che facevo un tempo. Lui mi rispondeva 2 di picche ma non mi arrendevo ugualmente!

Chemio dopo chemio si iniziavo a vedere i progressi delle cure a cui mi sottoponevo, cosa che mi incoraggiava sempre più dandomi la forza di andare avanti, fino alla guarigione.
La relazione con Davide si andò rafforzando sempre più, come anche i nostri caratteri, rendendoci più forti come persone e come coppia. In ospedale poi ho avuto modo di conoscere anche persone meravigliose, piene di vita e voglia di realizzarsi che con le loro esperienze e storie mi hanno fatta crescere ulteriormente.
Con alcune di loro sono diventata amica, con altre abbiamo un rapporto meno profondo, quello che ci accomuna sono dei progetti che tutte assieme vorremmo portare avanti.

Il day hospital, come potete immaginare, è diventato per me un luogo dove incontrare altre donne nella mia stessa situazione, con cui scambiare quattro chiacchiere e farci forza a vicenda, oltre a sottoporci alle terapie.
Dopo questi 8 mesi di tribolazioni, ora so chi sono e cosa voglio, adesso posso dire di essere una vera donna, conscia delle cose davvero importanti della vita a cui dare la priorità, mettendo da parte quelle che non lo sono affatto. So ad esempio che voglio vivermi appieno Davide ed Elena, che sono tutto ciò che ho, ma soprattutto voglio volermi bene.

Un caloroso abbraccio ad Alessandra, gentilissima nel voler dare il suo contributo alla nostra rubrica, e a tutte le persone che stanno affrontando questa terribile prova della vita.

A giovedì 24 maggio,

Giorgia